dio stramaledica i supermercati e la fiumana di stronzi che ci si riversa nei week-end.
io, da bravo stronzo, ci sono andato giusto ieri, per un paio di calzini che non ho preso, una scatola di cornetti di cui non ho davvero bisogno - specie se consideriamo che dovrei essere a dieta - e un libro da regalare a p.
perciò non dovrei lamentarmi del fatto che:
- un commesso che avrà avuto sedici anni o giù di lì, occhi a mezz'asta e risatina da ebete, senza accorgersi del sottoscritto, si è spostato di scatto sulla destra spappolandomi un piede (scusi, non l'avevo vista);
- diverse persone emanavano un forte odore di sudore rancido, come se il fatto che stessero solo *facendo la spesa* li sollevasse dal dovere civile e morale di lavarsi;
- mentre mi chinavo per prendere una copia del libro da regalare a p., una ragazzina che stava facendo incetta di diverse copie dell'ultimo romanzo di moccia (non voglio parlare male di moccia, non mi sembra giusto e poi lo fanno già in troppi), si è voltata di scatto infilandomi un angolo di cercasi niki disperatamente nell'occhio (se me lo avesse cavato l'occhio, avrei dovuto denunciare lei, il sig. moccia o la catena del supermercato?).
esistono fenomeni fisici inspiegabili all'interno di un supermercato. puoi addentrarti nella corsia più deserta di tutto il complesso, non importa cosa ci sia esposto sugli scaffali: in pochissimo tempo la corsia brulicherà di vecchie alla guida di carrelli zeppi con la rotella sghemba, zingare e bambini urlanti a piedi nudi. e tu rimani lì, incastrato tra un carrello e l'altro, mentre la casalinga accanto a te sta affondando il braccio nello scaffale da un quarto d'ora, ravanando nella speranza di trovare un prodotto che scada fra dodici o tredici anni. fa niente se sugli scaffali ci sono solo condimenti e salse etniche o prodotti dell'agricultura biologica che in genere non si fila NESSUNO. in quel momento TUTTI vogliono farsi un kit wok per pollo in agrodolce di suzi wan e un pacchetto di gallette di riso del cazzo.
ogni cosa esposta prima o poi verrà acquistata. niente rimarrà invenduto. ci sarà SEMPRE qualcuno disposto a portarsi a casa la peggio stronzata.
stiamo per filarcela, io ammaccato e spaesato, cha che vaga come una pecorella smarrita, con lo sguardo da reduce del vietnam, quando una signora con bimba al seguito si ferma vicino a un pallet di scatoloni ancora da sistemare sugli scaffali.
legge: - focassini, un po' focaccia, un po' grissini. (pausa). li proviamo?
la bimba borbotta e guarda altrove.
come darle torto.
domenica 3 giugno 2007
| [+/-] |
black market (aka "focassini") |
giovedì 31 maggio 2007
| [+/-] |
pendulum |
al giovane hank piacciono i rituali. quando ci siamo sentiti al telefono cinque minuti fa me lo ha ricordato, raccontandomi di una delle sue ultime imprese.
conosco hank da quando aveva sedici, diciassette anni. lavoravamo insieme per il giornale scolastico. mi considerava un mentore perchè avevo qualche anno più di lui ma non credo di avergli mai detto una parola su come *affrontare il pezzo*, come dicevamo all'epoca. in realtà, in qualità di caporedattore, non facevo altro che comparire ogni tanto alle riunioni della redazione (spesso a riunione bell'e cominciata) mettendomi in un angolo a sonnecchiare, senza esercitare alcun potere decisionale su quanto veniva discusso per la pubblicazione, salvo quella volta in cui posi il veto sull'articolo di un tizio che voleva denunciare l'attività illecita di spaccio alcoolici promossa dal bar dell'istituto. tutti mi fissarono increduli, forse perchè molti di loro sentivano la mia voce per la prima volta. al che ressi il loro sguardo sconcertato e ribattei democraticamente: il caporedattore sono io in fondo, si fa come dico io.
spedivo via mail i miei editoriali grigi e sterili, pieni zeppi di luoghi comuni e frasi vuote, brodaglie riscaldate che avevo scritto tutte in un unico pomeriggio e che periodicamente, una volta ogni due mesi, ripescavo dal cilindro e rispolveravo, prima di inviarle in redazione.
hank era l'unico dei ragazzi a starmi simpatico. a volte mi avvicinava con un pretesto (in genere agitava una lattina di birra nella mia direzione), per poi chiedermi consiglio su una frase da utilizzare per il suo prossimo articolo. di solito mi limitavo a grugnire (una volta per dire di no, due per dire sì), ostentando il massimo distacco possibile. non che questo lo scoraggiasse, ogni volta mi ringraziava come se lo avessi effettivamente aiutato. in realtà faceva tutto da solo.
i suoi pezzi erano sempre acuti e taglienti. conosceva alla perfezione le cose di cui scriveva, si documentava molto bene e riusciva a trovare sempre il modo giusto per trattare l'argomento. cristo, faceva quasi vera informazione. peccato poi che tutto finisse in mezzo ad un'accozzaglia di stronzate da liceali.
un giorno mentre mi stavo finendo una delle sue birre/esca, lui si guardò di lato furtivo e poi, quasi arrossendo, lo ammise. sono un abitudinario, disse.
sorrisi, immaginandomelo in una delle situazioni narrate nel pezzo di elio e le storie tese. ma hank restò serio e così smisi di prenderlo per il culo e gli passai la lattina vuota: - che vuoi dire?
- la mattina appena sveglio devo fare un numero preciso di cose e sempre nello stesso ordine. se per una qualche ragione non riesco a farle come devo, posso anche evitare di uscire di casa, perchè tanto non funzionerebbe. andrebbe tutto a puttane, tutto quanto.
- nel senso?
- nel senso che se ad esempio non finisco il latte in sette sorsi o se, bevuto l'ultimo sorso, rimane un numero dispari di cereali appiccicati in fondo alla tazza, se non mi spazzolo i denti in un ordine preciso, se non mi pettino con un certo numero di colpi di spazzola, se non sorrido prima che la mia faccia scompaia dallo specchio, se mia sorella si dimentica di salutarmi prima d'infilarsi in bagno, se non sento la sigla del tg della mattina prima di uscire, se non apro e chiudo tre volte il portone di casa, se non percorro il vialetto di casa in dodici passi esatti, se mi si disfano le stringhe delle scarpe mentre cammino verso la fermata dell'autobus, la giornata andrà a rotoli. perderò l'autobus e mi succederà qualcosa di tremendo. e questo solo per la mattina. per il resto del giorno ho un programma preciso e dettagliato.
gesticolando sfiorò per caso la lattina appoggiata sul ripiano accanto a sè. la toccò di nuovo per sedici volte di fila, molto velocemente.
- ok, sei un tantino complicato, ma nel loro piccolo tutti c'hanno qualche menata del genere, non ti credere - dissi.
- sì ma c'è dell'altro.
- del tipo?
- prima di fare qualcosa d'importante, devo prendermi del tempo per pensare - ammise.
- mi sembra piuttosto normale - ribattei.
- sì ma io, ecco, io mi dondolo.
- sarebbe a dire?
- mi dondolo, avanti e indietro, mentre penso a quello che devo fare.
- e lo fai.. per molto tempo?
- dai cinque ai dieci minuti. vado tipo in trans, mi puoi pure parlare ma non ti sento. ti parlo, se mi va, ma non ho idea di quello che dico. sto da un'altra parte, sai com'è. mi concentro troppo. tipo coma vigile.
- e dondoli.
- già.
non ho idea del perchè mi rivelò questo curioso particolare del suo essere. ma mi piacque. non lo giudicai in quanto soggetto ossessivo compulsivo schizoide. lo trovai semplicemente bizzarro, a suo modo, affascinante.
quando mi ha chiamato poco fa era piuttosto eccitato: - ho fatto un colloquio ieri - mi ha detto.
- cioè, una specie, cioè, ti spiego, il posto era una merda, tipo call-center, però ultimamente sono un po' alle strette e non è che possa farmi mantenere a vita (hank è un fuoricorso fiero e convinto).
- ti hanno preso?
- credo di sì (risatina). mi hanno fatto sedere in questa stanzetta spoglia e mi hanno detto di aspettare. così io mi sono messo lì seduto a guardarmi intorno. ho contato undici oggetti sulla scrivania, anche se per arrivare a undici ho dovuto contare la foto, la cornice e il vetro come tre elementi separati.
- mi sembra giusto.
- sì (risatina) però poi ho pensato che a quel punto anche il telefono potevo scinderlo in tre pezzi: cornetta, tastiera e cavo del telefono.
- giusta osservazione.
- ecco appunto, così sarebbero stati tredici pezzi e non più undici. allora pensa che ti ripensa mi sono messo a dondolare.
- eccolo.
- già (risatina). quando mi sono ripreso il tizio che nel frattempo si era seduto davanti a me mi ha sorriso e mi ha allungato la mano. io gliel'ho stretta e lui mi ha detto: che dire d'altro, mi sembra un tipo in gamba, le faremo sapere.
- giuralo!
- lo giuro, ha detto proprio così.. non ho idea di cosa io gli abbia detto. ma non ho finito, ti dicevo, mi stringe la mano, no, poi me la porge ancora e in tutto ce la stringiamo tre volte di seguito.
- allora vi intendevate.
- a-ah, mentre uscivo l'ho sentito aprire e chiudere il cassetto della scrivania almeno dieci volte.
hank ha sorriso, immagino ravviandosi i capelli nervosamente, per sette volte di fila, tipo.
- senti però, quella foto.. io il vetro lo considererei parte integrante della cornice - faccio io. - e così staresti a dieci pezzi.
e dall'altro capo del filo ho potuto sentire hank riprendere a dondolare.
venerdì 25 maggio 2007
| [+/-] |
arnold layne |
la nuova generazione ha teoricamente una mentalità più aperta delle precedenti riguardo la sessualità. dico *in teoria*, perchè al lato pratico in pochi accettano con naturalezza l'espressione delle tendenze sessuali dell'essere umano. non a caso la maggior parte dei comici se la sfangano sempre alla grande con una battuta a sfondo sessuale. se poi ci mettiamo a parlare di *omosessualità* il gioco è ancora più facile.
non mi sono mai illuso di avere una mente aperta. col tempo tante questioni delicate sono diventate ordinarie, il che non significa per forza di cose che io le abbia in qualche modo *comprese*. le ho semplicemente accettate, più in maniera passiva che attiva.
così ho deciso di *considerare* di nuovo le diversità, piuttosto che ignorarle.
l'occasione si è presentata grazie a jenny bailey, il nuovo sindaco di cambridge.
apprendo della sua nomina durante la pausa pranzo, tra una forchettata di piselli mollicci e una cucchiaiata di mousse al tonno. penso, buono, più donne al potere, più donne al potere. jenny bailey è donna in effetti, ma solo da quindici anni. la notizia in breve ha fatto il giro del mondo: jenny, 45 anni, transessuale e primo cittadino di cambridge (in quest'ordine). in italia è stata definita la luxuria d'inghilterra, quantunque obiettivamente più brutta del nostro deputato transgender.
ho fissato per un po' la foto diramata dalle agenzie giornalistiche e poi mi si è interrotta la digestione. non è stata la rara bruttezza di quel volto sorridente o l'idea che quella signora in TV un tempo avesse il pisello. spalando con la forchetta il mix di verdura spappolata e mousse dal piatto direttamente nel cestino dei rifiuti, mi sono messo a considerare il cambiamento di sesso dal punto di vista pratico.
insomma, quando prima parlavo di trans, pensavo automaticamente a un film di almodovar o a priscilla, la regina del deserto, a hugo weaving e terence stamp in drag. e più che altro sorridevo (insomma, il generale ZOD di superman II all'improvviso gettava la maschera e se ne andava in giro vestito come una vecchia mignotta, cerca di capire).
le cose erano già cambiate qualche anno fa quando seppi di david palmer, arrangiatore e tastierista dei jethro tull fino al 1980, e della sua decisione di diventare *dee* palmer. a riguardo, ian anderson dichiarò: "I have known for the past two years of david palmer’s intention to undergo gender-changing procedures and, like many other people who have known david for three decades as a bearded, pipe-smoking man’s man, I found it difficult to understand at first. but I fully support his decision to undertake a new life as a woman".
così oggi, dopo il servizio sul sindaco trans, ho deciso di documentarmi e smettere di ignorare la questione transgender. basta mezzi sorrisi e battute trite e scontate. basta parrucche e zatteroni. basta platinette.
l'operazione in italia è definita ri-attribuzione chirurgica di sesso. l'operazione è la fase finale di un processo lungo, attraverso il quale il soggetto che intende cambiare sesso viene sottoposto ad attente analisi psichiatriche e cure ormonali (circa un anno e mezzo/due anni prima dell'operazione).
ma andiamo al sodo. prima cosa, le tette. la cura ormonale non garantisce uno sviluppo adeguato ai desideri della persona che si sottopone all'operazione. così viene effettuato un normale intervento di mastoplastica, inserendo due borse di silicone sotto le ghiandole mammarie (o i muscoli pettorali).
per meglio definire il nuovo aspetto esteriore qualcuno si fa togliere anche un paio di costole, in modo da rendere i fianchi più sinuosi, ridurre il pomo d'adamo e levare la barba con un trattamento laser.
e poi, la vaginoplastica. il processo si completa in due fasi. demolizione (e già qui mi si stringono le palle) e ricostruzione. in primo luogo vengono asportati gli organi genitali (il soggetto viene castrato). vengono esportati i corpi cavernosi e l'uretra (gli svuotano la salsiccia). dopodichè, nella fase ricostruttiva, la pelle del pene viene rovesciata come un calzino (in termini tecnici si introflette la pelle a dito di guanto) e una parte del glande viene isolata per costruire il clitoride.
sembra che nell'80% dei casi la cosa funzioni, tanto che il soggetto riesce a raggiungere l'orgasmo. certo, il 20% non è una percentuale così bassa quando ci si mette a ragionare sul fatto di poter perdere per sempre la capacità di godere di un rapporto sessuale.
soggetto A - uhm, 20%. è tantino, cazzarola.
cervello - stai dicendo che potrei perdere la mia dose quotidiana di endorfine?
soggetto A - oh beh, c'è sempre l'80% di possibilità che vada tutto bene.
cervello - col cazzo! io ho bisogno delle mie maledette endorfine, è chiaro??
soggetto A - OK, se va male al limite diventiamo eroinomani.
cervello - ti prendo in parola.
dopodichè è prevista una serie di interventi mirati a modellare grandi e piccole labbra, vulva e tutto il resto. dopo l'intervento, per dare forma alla nuova cavità e per impedire che si riduca naturalmente di diametro, il soggetto deve inserire un tutor nella nuova vagina, inizialmente un plug fisso e poi un fallo da introdurre periodicamente.
nel processo inverso, da donna a uomo, la faccenda è anche più lunga e complessa. già a partire dal torace, una mastectomia riduttiva non è sufficiente. non parliamo poi quando arriva il momento di costruire un pene. spesso ha solo una mera funzione estetica ma può essere dotato di un'uretra artificiale per sbrigare la funzione urinaria o di una protesi per consentire l'erezione e i rapporti sessuali. anche in questo caso gli organi genitali, l'utero e le ovaie vengono asportati. la vagina solo in alcuni casi, perchè normalmente tende a ridursi in modo naturale.
cercare di comprendere il significato del termine transessuale, almeno nella sua accezione fisiologica, non mi aiuta a capire perchè una persona senta di non appartenere al proprio sesso e voglia stravolgere il proprio corpo per sentirsi meglio, ma può servirmi per rompere certi preconcetti.
e a chi, come me, continuerà a farsi beffe dell'aspetto del nuovo sindaco di cambridge, vorrei che la signora bailey rispondesse citando il grande generale ZOD di cui sopra che, vestito da signora per bene in priscilla, sbotta in faccia ad una carogna cicciona: "ora stai a sentire brutta manza, apiccati il fuoco alla cordicella del tampax e fatti esplodere la caverna, perchè è l'unica botta che avrai mai nella vita, tesoro caro!"
