mercoledì 29 ottobre 2008

post sulle vecchine impedite che funziona sempre

ed eccomi lì, al supermercato, di nuovo.
ogni tanto qualcuno se ne viene fuori con una di quelle statistiche assurde che calcolano quanto tempo si spende in totale per le semplici azioni quotidiane, nell'arco dell'esistenza (un terzo della vita lo passiamo dormendo; dieci anni in bagno; tre anni per imparare a parlare e non ne bastano cinquanta per imparare ad ascoltare - ok, questo è hemingway ma ci siamo capiti). mi chiedo quanto tempo si butti in totale al supermercato.

ed eccomi lì, dunque. in coda, ovviamente.
da un po' di tempo a questa parte mi servo alle casse fai-da-te, quelle a cui le cassiere solitamente guardano sempre con un misto di rancore e paranoia, immaginandosi un futuro prossimo in cui nessuno di noi avrà più bisogno dei loro servigi.
davanti a me un coreano ridanciano e una vecchia in pole. sembra un buon piazzamento.

dopo 10 min di attesa, la vecchia è ancora lì che non sa a che santo votarsi.
mi accorgo che il coreano sta cercando di darle una mano. ride e tamburella sul touch screen assieme a lei. dopotutto un quadretto grazioso, non mi scompongo, mi convinco che insieme ce la possono fare.

sullo schermo della cassa automatica compare la scritta intimidatoria: "vuole usare la carta vantaggi?"
la vecchia tentenna, sembra indecisa sul da farsi. forse non ricorda se ha portato con sè la carta o meno.
«careta vantacci, careta vantacci», cinguetta il coreano.
muovendo lentamente la mano, la vecchia porta l'indice verso lo schermo, spostando il dito ossuto tra le due opzioni, corrosa dal dubbio. fisso il suo artiglio ondeggiare ipnoticamente e infine abbattersi sul touch screen. è un sì. la vecchia decide di usare la carta vantaggi. massì, usala, perchè no? vien da pensare.
«careta vantacci, careta vantacci», ripete il coreano, invitando allegramente la nonnina a tirare fuori la carta.
«non ce l'ho», sospira quella.

mi fisso la punta delle scarpe amareggiato, mentre il coreano ridacchia (forse la sta prendendo in giro, ma probabilmente non è così, probabilmente lui è la persona più zen che esista sulla terra. deve essere così, mi dico, perchè non le ha ancora messo le mani addosso).
in quella arriva la cassiera incaricata di intervenire in caso di problemi tecnici. assisto al suo arrivo come alla nascita di una nuova era, fatta di speranze per un futuro migliore, una primavera a ottobre inoltrato. in un niente, mi dico, sbloccherà la cassa, aiuterà la vecchia e ce ne andremo tutti a casa.
la cassiera fissa lo schermo. non fa niente.
«d'accordo, adesso bisogna aspettare che passi il tempo necessario perchè il sistema torni al primo passaggio». la cassiera ausiliaria torna ad occuparsi di altro.

mi sdraio in posizione fetale sul pavimento, avviluppato nello sconforto più totale.
passano altri minuti, da quello che vedo sullo schermo, sembra che la vecchia stia procedendo al pagamento, dunque in teoria dovrebbe aver finito. e allora perchè ad ogni passaggio continua a strofinare l'articolo che ha in mano sul lettore di codice a barre?
fisso intensamente la cassiera ausiliaria. solo tu - implorano i miei occhi - puoi cambiare il corso degli eventi e donarci la forza per andare avanti.
«signora, ha battuto solo il sacchetto ed è passata al pagamento», dice la cassiera.
«non può battere l'articolo. deve pagare il sacchetto e poi ripetere l'operazione daccapo».
stronza imbecille buonannulla di una cassiera inutile. ma vattene, va.
il coreano ride, ovviamente.

la vecchia paga il sacchetto, poi ripete l'operazione per l'affare che ha in mano. butto l'occhio, è un CD a 4,90 euro. però, una vecchia con in mano un CD, si era mai visto. allora faccio il curioso e guardo meglio. e ti pareva. è un CD di titti bianchi (la regina del lissio, per chi non avesse avuto il piacere, e per chi lo avesse avuto, mi dispiace, massima solidarietà).
per come la vedo io, andrebbero installati degli allarmi alle casse, di modo che quando il malcapitato di turno arriva col suo bel CD di liscio e lo passa sul lettore di codice a barre, PEM, parte la sirena e sul posto accorrono un paio di gorilla armati che stendono il poveretto faccia a terra. CD sequestrato e tizio portato nelle segrete del supermercato, per una bella dose di calci sui denti.
passa la voglia, credi a me.

il coreano poi se l'è cavata meglio, con un mio piccolo aiuto, d'altronde ormai mi ci ero affezionato tipo come a un cognato ('fratello' mi sembra esagerato) e gli volevo bene.

finale sulle note di give peace a chance di john lennon.

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giovedì 21 agosto 2008

battesimo

spinto dall'urgenza della mia naturale regolarità (?) e non trovando praticabile l'usuale latrina, l'altro giorno in ufficio mi sono imbattuto nei nuovi cessi scintillanti, da poco installati per i morbidi culi dirigenziali.
mentre ne facevo uso appropriato sono stato trapassato da un pensiero illuminante e mi sono sentito un po' come will smith nella ricerca della felicità.
ho pensato: "questa parte della mia vita si chiama battesimo"

p.s. un cenno a tutti quelli che non si lavano le mani dopo essere stati in bagno: siete disgustosi.

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venerdì 13 giugno 2008

flower power

chiacchierando del più e del meno, una mia amica mi ha confidato di voler aprire un negozio e fare la fiorista.
al che, come mi capita spesso di recente, mi sono completamente straniato dal discorso.

mi sono reso conto, a distanza di diversi anni, di non aver mai saputo quale fosse la risposta corretta al tranello del famigerato test dei tre giorni: ti piacciono i fiori? a cui seguiva il più subdolo quesito vorresti fare il fiorista?

ora, per le altre domande del test non ci voleva un genio per capire dove volessero andare a parare. dico, se ti chiedono odi tuo padre? la risposta è ovvia: hai diciotto anni e lui ne ha almeno il doppio, avete stili di vita e ideologie diametralmente opposte. giusto ieri magari ti ha fatto una testa così per come sei uscito da scuola o per altre stronzate simili. perciò sì, diciamo che non corre buon sangue e se ti sforzi abbastanza, potresti anche arrivare ad odiarlo. certo, non in modo assoluto e comunque se rispondessi in maniera affermativa lo psicologo militare avanzerebbe delle obiezioni. perciò no, non odi tuo padre.
è chiaro anche come rispondere alla domanda senti delle voci nella tua testa che ti ordinano di fare qualcosa? se anche per caso ti fosse capitato, è bene non farlo sapere a questa gente.
ma la faccenda dei fiori è un'altra cosa. è un test redatto da uno psicologo, ok, ma pur sempre a contatto con i militari. forse nel chiederti se *ti piacciono i fiori* intendono portare alla luce il tuo lato più sensibile, più femminile, più, come dire.. ricchione?
sì, ti piacciono i papaveri e qualche altro fiore ma non ci fai una malattia, ecco. e poi in primavera ti danno pure fastidio. quindi no, non ti piacciono. ma non sono convinto sia la risposta giusta. anche perchè, se ben ricordo, la risposta si articolava ben al di là del solito sì e no. c'erano forse delle risposte intermedie, sfumature da considerare bene in questi casi.
il vero problema del doppio quesito sui fiori lo porta la seconda domanda. uno può essere portato a pensare che i militari ne facciano una questione di coerenza: ti piacciono i fiori e quindi non vediamo perchè tu non debba voler fare il fiorista. ti sei iscritto a medicina ma, diavolo, ti piacciono o no quei benedetti fiori? sì, quindi morirai dalla voglia di fare il fiorista (prendi lo stetoscopio e cammina).
non ti piacciono i fiori perciò perchè mai dovresti volerci finire in mezzo fino all'età pensionabile? con quell'odore di petali in decomposizione e acqua marcia.

la verità è che quando è toccato a me rispondere a questo test idiota, la procedura del test era stata in parte modificata e tutti, successivamente, sarebbero stati chiamati a colloquio con la psicologa (figura che porta alla mente pellicole d'essai come la dottoressa del distretto militare e affini).
quando ci sono andato io mi ha chiesto se a casa filasse tutto liscio, se avessi qualche vizio (pure ne avessi avuti di rilevanti mi sarei guardato bene dal divulgarli ai militari. "vizi? niente di particolare. beh, talvolta mi sollazzo infilandomi delle pere kaiser nel retto", "ah, e fiuto saltuariamente della brown brown, ma solo nelle feste comandate").
si è parlato di tutto fuorchè di fiori. il che mi porta a pensare di aver risposto correttamente al tranello fiori=fiorista, anche se non ne sono del tutto sicuro.

ho idea che negli archivi dei vari distretti militari ancora attivi, giacciano tutt'ora diverse pratiche con le foto di migliaia di brufolosi adolescenti marchiati come "sovversivi rivoluzionari", tenuti sott'occhio dai servizi segreti, che non intendono intraprendere la professione del fiorista nonostante il loro debole dichiarato per i fiori.
se domani uscendo di casa avvertiste la sensazione di essere spiati o pedinati, beh, potrebbe non essere solo una sensazione.
allora accostate all'improvviso sul ciglio della strada e raccogliete un mazzetto di fiori di campo. annusateli come fossero la cosa più inebriante al mondo.
guardatevi attorno e strizzate l'occhio alla telecamera.

mi piace la gente vivace / non amo chi tace e acconsente / avete per caso già fatto i tre giorni? / io personalmente preferisco la gente insana di mente

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domenica 8 giugno 2008

pillola proconcezionale

direttamente dalla posta elettronica dell'ufficio del drugo dano (al momento bloccato sulla tazza del cesso da una serie di scariche termonucleari.. buona fortuna!):

"come da accordi telefonici le inoltro in allegato il cumshot dell'errore".


quando si dice *avere in testa una cosa sola*..

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domenica 11 maggio 2008

goo

ecco disponibile in streaming un nuovo pezzo, RAVING GULLIVER









hey doctor gulliver, open your medicine chest
you still don't know what hell of a trip you're going to make
on your ship, asleep and stoned on ether fumes
the water is so dark it seems to sail through petrol dunes

raving doctor gulliver

hey doctor gulliver, you can't go lower than this
the best you can do now is waving your arms and stop to sink
nailed to the ground, you can't move, you can hardly try
little men inside your head are staring at you petrified


critiche e commenti bene accetti. buon ascolto.

stgvs

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martedì 15 aprile 2008


sette anni fa un tumore al sistema linfatico si portava via joey ramone, storica voce dei ramones, un uomo che non ha mai smesso di "sventolare la sua bandiera freak", nonostante abbia avuto la vita contro, dall'inizio alla fine.
aveva solo 49 anni.

qualche mese prima di andarsene, scivolò su una lastra di ghiaccio fuori dallo stabile dove alloggiava all'epoca, rompendosi un'anca. stette sdraiato per una vita, immobilizzato dal dolore, mentre la gente gli passava accanto indifferente, scambiandolo per un tossico o chissà che. per il suo aspetto. per i lunghi capelli arruffati che gli coprivano il volto, allora come mille altre volte prima di allora, in uno degli innumerevoli concerti tenuti con la sua band. e per quel viso, già di per sè poco aggraziato, trasfigurato dal dolore.

e nonostante tutto, credo, non deve aver mai perso fiducia nella gente, almeno nella sua gente, a cui dedicò il titolo del suo primo - e ultimo - disco solista, dopo trent'anni di carriera col gruppo, don't worry about me e la splendida cover di what a wonderful world di louis armstrong.
un inguaribile ottimista, non c'è che dire.

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